ORIGINE E DIFFUSIONE

bovino_marchigiano01La razza bovina Marchigiana deriva dal «Bovino dalle grandi corna», arrivato in Italia nel VI secolo d.C. a seguito delle invasioni barbariche. In realtà del bovino podolico autoctono non ne rimane traccia. Infatti possiamo considerare l’attuale razza Marchigiana come il primo esempio di razza bovina da carne «artificiale» creata in Italia. Nella seconda metà del secolo XIX gli allevatori marchigiani fecero coprire le vacche podoliche con tori Chianini per avere, oltre che l’attitudine al lavoro, anche quella alla carne. Il risultato fu ben presto evidente e, oltre al miglioramento dello sviluppo muscolare, portò anche un mantello più chiaro, corna più corte e testa più leggera. In questi soggetti (cornetti) l’attitudine alla produzione della carne era decisamente migliorata; tuttavia la statura elevata rendeva inadatti i buoi al lavoro sulle zone collinari e submontane delle Marche. Intorno ai primi del XX secolo si decise di effettuare un incrocio con la razza Romagnola, che servì a ridurre la statura e a migliorare la conformazione della razza. Tuttavia i bovini Marchigiani, in quella situazione di incroci effettuati senza una precisa indicazione, costituivano più una popolazione che una vera razza; tanto che nel 1932 veniva stabilito di interrompere ogni forma di incrocio e di procedere al miglioramento mediante la selezione effettuata secondo le direttive previste nelle norme per l’iscrizione al Libro genealogico.

CARATTERI ETNICI

bovino_marchigiano02Bovino da carne di notevole sviluppo somatico e precocità, il Marchigiano è caratterizzato da elevati incrementi giornalieri (a 24 mesi dal Libro genealogico viene richiesto per i maschi un peso minimo di 850 Kg e nell’adulto si ha normalmente un peso superiore ai 1.200 Kg). Buono è lo sviluppo del treno posteriore, come pure la lunghezza del tronco. Scomparsi ormai i soggetti montanari o brini, il mantello è costituito da pelo corto, bianco porcellana e liscio; vengono tollerate nei maschi delle sfumature grigie alle spalle ed all’avambraccio, oltre alle occhiature. La cute è pigmentata nera, sottile e morbida al tatto. La testa è ben conformata, possente, ma leggera anche nel maschio. Il collo è corto, gibboso nei maschi, con una giogaia ridotta. La struttura e lo sviluppo delle varie regioni sono ben armoniche ed aderenti al tipo da carne. La razza è dotata di buona precocità anche sessuale, tanto che in ricerche di Falaschini (1986) si è evidenziato come in buone condizioni di allevamento si può avere il primo parto intorno ai 24 mesi e un interparto di 12 mesi. Buona anche la fertilità, poichè piuttosto elevata risulta la gemellarità.

EVOLUZIONE

L’evoluzione della razza Marchigiana verso il tipo da carne e stata progressiva e significativa: la statura si è abbassata, i diametri traversi si sono accentuati, la lunghezza è aumentata, gli arti e la testa sono divenuti più leggeri. Ciò implica un forte incremento delle rese di macellazione, che dal 1958 al 1985 è aumentata dal 58,9% 66-67% nei vitelloni. L’area del muscolo longissimus dorsi è aumentata considerevolmente e di pari passo il peso percentuale delle parti edibili. Dati estremamente interessanti sono quelli relativi alla composizione della bistecca che è il taglio utilizzato dai ricercatori per valutare la carnosità di un animale. La qualità della carne è ottima, il colore è rosato, la grana fine e con un giusto grado di infiltrazione di grasso. L’opera di miglioramento e selezione della Marchigiana inizia in coincidenza con il definitivo abbandono degli incroci coi tori delle razze Chianina e Romagnola. La ricerca all’interno della popolazione dei soggetti più idonei alla duplice attitudine (carne e lavoro), prima e più recentemente a quella per la carne, ha condizionato l’evolversi della razza verso il clichè che oggi conosciamo, estremamente moderno e funzionale.

L’AMBIENTE

bovino_marchigiano03Ampio è lo spazio che questa razza si è saputa conquistare partendo dalla sua culla di origine. Infatti, dalla regione delle Marche la razza si è diffusa in tutta l’Italia centrale, raggiungendo anche regioni del meridione come Campania, Calabria e Sicilia. Dagli anni ’70 la Marchigiana è stata poi esportata in vari paesi, tra i quali Stati Uniti, Canada, Brasile, Argentina, Gran Bretagna, Australia. Attualmente i Paesi del Nord Europa stanno scoprendo le potenzialità della razza, che sembra trovare il favore degli allevatori soprattutto in Olanda. Nella zone di origine la massima espansione di questa razza si è avuta con la mezzadria e l’allevamento stallino. Ha subito, al pari di altre razze, una forte riduzione durante e dopo gli eventi bellici (ha contribuito con la carne delle sue vacche a sfamare parte dell’Italia), ed anche in conseguenza della scomparsa della mezzadria e della diffusione della meccanizzazione agricola. Ben si adatta alle moderne tecniche di allevamento: la stabulazione libera ed il sistema semibrado. Grandi aziende sorte nelle zone montuose dell’Appennino, hanno evidenziato la capacità di pascolamento in zone difficili ed in condizioni climatiche avverse. Il vitellone, che ingrassava ottimamente con l’alimentazione curata del mezzadro, si fa valere anche quando viene allevato in box su grigliato o su lettiere permanenti.

SELEZIONE

Conclusa l’era della mezzadria e con le profonde variazioni dell’ambiente di allevamento, la razza è ora selezionata secondo i dettami dell’A.N.A.B.I.C. in funzione della capacità di accrescimento, mascolinità, stima delle rese alla macellazione e allo spolpo, tipicità. I riproduttori maschi, vengono selezionati attraverso le prove di performance, condotte al Centro Genetico di Boneggio (PG) mentre le femmine vengono scelte sulla base della morfologia delle efficienza riproduttiva ed in funzione della loro attitudine materna, intesa come capacità di far crescere i propri figli durante la fase di allattamento. Lo schema di selezione prevede inoltre l’impiego di accoppiamenti programmati tra i migliori tori provati e le vacche con indici più elevati, facendo il più ampio ricorso alle moderne tecnologie riproduttive. Nel 1993 è stato individuato ed accertato nella razza il carattere di ipertrofia muscolare, che è ora oggetto di studio e di selezione per la fissazione in una linea “Marchigiana 2M” (doppia muscolatura).